venerdì 28 marzo 2008

La risata del Buddha

Si dice che in quel momento esploda in fragorosa risata.
Ride, il Buddha, nel vedere chiaramente il non-senso dell’interminabile attesa.
Poi la domanda d’attesa verrà chiamata pensiero, attaccamento, volontà, io…; poco importa la parola scelta, perché ora il risvegliato ne è fuori.
- Non si rammarica il Buddha del tempo passato in inutile macerazione?
- Sembra proprio di no!
- Ma non poteva giungere prima alla sua meta?
- Eh no: perché già era il Buddha; lo è sempre stato; e, naturalmente, sempre lo sarà.
Come potrebbe essere diversamente?

L’unica differenza è che prima soffriva per ciò che ( non ) voleva; ora gode e ride di ciò che è.*

*
non più di ciò che ha
non più di ciò che sa
non più di ciò che lui è
ride
di ciò che è.


sabato 1 marzo 2008

Restare in silenzio (P. Neruda)

Ora conteremo fino a dodici
e tutti resteremo fermi.
Una volta tanto sulla faccia della terra,
non parliamo in nessuna lingua;
fermiamoci un istante,
e non gesticoliamo tanto.

Che strano momento sarebbe
senza trambusto, senza motori;
tutti ci troveremmo assieme
in un improvvisa stravaganza.

Nel mare freddo il pescatore
non attenterebbe alle balene
e l'uomo che raccoglie il sale
non guarderebbe le sue mani offese.

Coloro che preparano nuove guerre,
guerre coi gas, guerre col fuoco,
vittorie senza sopravvissuti,
indosserebbero vesti pulite
per camminare coi loro fratelli
nell'ombra, senza far nulla.

Ciò che desidero non va confuso
con una totale inattività.
E' della vita che si tratta; ....

Se non fossimo così votati
a tenere la nostra vita in moto
e per una volta tanto non facessimo nulla,
forse un immenso silenzio
interromperebbe la tristezza
di non riuscire mai a capirci
e di minacciarci con la morte.

Forse la terra ci può insegnare,
come quando tutto d'inverno sembra morto
e dopo si dimostra vivo.

Ora conterò fino a dodici
e voi starete zitti e io andrò via.
Pablo Neruda